Classe 1985, James Hillier è un pilota che ha trasformato il sogno di bambino di correre in moto, in una carriera di rilievo tra corse su strada e rally raid, dove velocità e avventura si mescolano. Partito con iltrial e cresciuto con il fuoristrada, ha scoperto presto la passione per le road race, affascinato in particolare dal Tourist Trophy sull’Isola di Man, dall’insidioso tracciato da 60,7 km del Mountain e dalla sua storia secolare.
Hillier racconta di come si prepari per le gare, tecnicamente e mentalmente, delle lezioni apprese in pista e di come sia più affascinato dalla sfida contro il tempo che da quella corpo a corpo con gli avversari, elemento comune al suo TT, vinto nella classe Lightweight nel 2013, e alla Dakar, dove ha debuttato nel 2023, portandola a termine nel ’23, ’25, ma purtroppo non nel 2026 per un infortunio.
Tra ricordi di gare memorabili e sogni ancora da realizzare, James ci offre uno sguardo sincero su cosa significhi vivere davvero a tutto gas, sempre con un occhio di riguardo verso il tema della sicurezza, caro a noi di Dainese.
James, qual era il tuo sogno da bambino?
“Ho sempre e solo sognato di correre in moto, in realtà non in una specialità in particolare, ma desideravo arrivare ad un campionato del mondo. Naturalmente, anche al TT sull’Isola di Man, cui ho assistitoper la prima volta a 11 anni.”
A che età e come ti sei avvicinato alle moto?
“Sono salito per la prima volta in moto a 6 anni con una moto da trial, una Yamaha TY 80. Io ero più attratto dal motocross per via della velocità, ma non avevamo molti soldi e quindi il trial, meno impegnativo economicamente, ci sembrava l’opzione migliore per continuare a praticare senza spendere una fortuna. Il mio primo ricordo legato alle moto probabilmente è la caduta che ho fatto la prima volta che ne ho guidata una, da subito con frizione e cambio, sono finito dritto contro la staccionata.”
Dopo l’inizio con il fuoristrada, perché le road race invece che le corse in pista?
“Per me non è tanto il fatto di correre su strada in sé, quanto più di correre il TT, perché è una gara a tempo che si corre da soli. Mi piace sì la velocità ma poi sono stato attratto dal circuito del Mountain, molto lungo, con tante curve e situazioni differenti. Del TT mi affascina anche la grande storia che c’è dietro, dopotutto è la corsa più antica al mondo ancora esistente.”
Qual è la tua parte preferita del tracciato?
“Sembrerà strano ma ogni volta cambia, perché imparo sempre qualcosa, di anno in anno un tratto mi riesce meglio, mentre magari trovo qualche difficoltà in più altrove. Ma quando riesco a fare quello specifico click e riesco a fare qualcosa meglio dell’anno precedente, allora mi riesco a godere di più quel singolo tratto. In generale mi piacciono le curve veloci, come a Gorse Lea, una piega cieca da affrontare quasi a gas pieno sulla Superbike, che dà quindi molta adrenalina.
Bello del TT è che anche dopo anni che ci corri continui a imparare, e sento di apprendere qualcosa anche su me stesso. Imparare il tracciato è difficile, ma in realtà è la parte più semplice. Il difficile è controllare la propria mente, per esempio nelle curve cieche. Io lo vedo come istinto di auto conservazione, degli allarmi nel tuo cervello che ti dicono di chiudere il gas, ma invece, dove necessario, devi spegnere questo istinto e continuare a spingere, se vuoi essere veloce.”
Oltre al TT, come abbiamo capito, ti piace il fuoristrada. Cosa ti affascina di più?
“Del motocross onestamente non sono grande fan, il trial mi piace perché è la specialità con cui ho iniziato e per il controllo della moto che ti insegna, ma i rally raid e la Dakar sono ciò che mi affascina di più. Ricordo che la guardavo in tv da ragazzo, è una grande sfida, molto impegnativa. Alla Dakar non mi interessa tanto la classifica, mi interessa finirla. È un’avventura più che una normale gara, non sai mai cosa incontrerai.”
Qual è la tua esperienza in gara che consideri più notevole?
“Nel 2015 ho finito secondo nel Senior TT tra John McGuinness e Ian Hutchinson, due leggende. Probabilmente il mio miglior risultato, quello di cui sono più orgoglioso. Ancor più di quando vinsi la Lightweight nel 2013, perché in quella gara non c’erano tutti i top rider, nella Senior invece sì e quindi quello per me conta ancora di più.”
Qual è la lezione più importante che hai appreso durante la tua carriera finora?
“Ho capito che bisogna sapersi godere il momento. A volte, quando sei giovane, ti impegni tantissimo per ottenere qualcosa, ma a volte sarebbe il caso di fare un passo indietro e di apprezzare quello che ti accade. È difficile perché bisogna stare concentrati e serve disciplina, ma bisogna anche rendersi conto di ciò che si ha e di ciò che si è ottenuto.”
Come ti alleni per le corse su strada?
“È ovvio che non si possa ricreare una situazione come quella che si trova in gara, non si può uscire per strada a correre, ma ritengo che l’enduro sia un buon allenamento, perché ti tiene impegnato in motoper diverse ore. In generale, cerco di tenermi in forma, in particolare nel periodo subito prima del TT, mentre dopo di questo mi piace rilassarmi e godermi il piacere del cibo.”
Come ti prepari mentalmente alla gara?
“Di base, cerco di stare calmo, di non pensare troppo e di stare rilassato. È strano, perché mi innervosisco di più quando corro qualche garetta locale di enduro. Al TT invece corro da solo, siamo solo io e la mia moto; mi fido ciecamente dei meccanici e basta, sta tutto lì.”
Cosa vuoi ancora imparare?
“Vorrei essere più veloce sui circuiti brevi e mi piacerebbe correre qualche gara di endurance, tipo una 24 ore. Vorrei anche imparare qualcosa in più sulla tecnica della moto. Penso di essere un discreto meccanico, ma si può sempre migliorare e accumulare esperienza.”
Che consiglio daresti a un ragazzino che voglia diventare pilota professionista?
“Bisogna prepararsi tanto, lavorare duro, ci vuole disciplina. Non è un percorso facile, ma se ci credi davvero le cose arrivano.”
Il tuo pilota preferito di sempre?
“Joey Dunlop parlando di corse su strada, in pista dico Valentino Rossi.”
Parliamo ora un po’ del tuo abbigliamento Dainese. Qual è il capo preferito tra quelli che indossi in gara?
“Direi la tuta con airbag D-air®: quando chiudo la zip e i bottoni mi sento davvero rassicurato, mi dà una bella sensazione di sicurezza. Credo che una volta che un pilota lo prova, non possa più correre senza.Tra l’altro, negli ultimi anni ho notato un bel miglioramento, soprattutto in termini di comodità e di peso complessivo.”
Cosa si potrebbe migliorare ancora?
“È difficile da dire, siamo a un livello molto alto e si procede ormai per piccoli step, non come negli anni 70 o 80 quando ci si poteva inventare qualcosa che da un giorno all’altro rivoluzionava tutto.”
Come fai a sentirti sicuro a 200 orari tra pali della luce e muretti di pietra?
“A volte ci dicono che siamo dei pazzi a correre gare così e onestamente capisco perché lo facciano, ma in realtà la guida al TT è totalmente calcolata, nulla è improvvisato, so dove devo andare, miconcentro su ciò su cui posso avere il controllo e così tengo a bada la paura.”
I tuoi figli vanno in moto?
“Ho tre figli, due bimbi e una bimba. I ragazzi sono interessati alle bici per ora, vanno in mtb, fanno i salti, hanno interesse per la velocità e le moto, ma non voglio che finiscano a correre il TT. Mi piacerebbe che provassero quella sensazione ma mi preoccuperei tantissimo.
Tuttavia, penso anche che se i miei genitori mi avessero impedito di inseguire il mio sogno ci sarei rimasto malissimo. Quindi non voglio farlo io con loro, ma tendo a incoraggiarli verso altre aree dello sport, tipo la meccanica o semplicemente verso il godersi la moto come hobby e non in modo professionistico.”
Qual è il tuo prossimo obiettivo?
“Desidero vincere un Senior TT, la gara più importante al mondo se parliamo di road race, voglio continuare a impegnarmi nella Dakar e, come ho detto, provare a partecipare ad una gara mondiale di endurance.”