demonerosso

Daniel Holgado: “La MotoGP è il sogno di tutta la mia vita”

demonerosso

Demonerosso

13 Ottobre 2026

7 min

Dal sogno della MotoGP al grande salto con Gresini Racing, passando per il rapporto con il padre e la sfida del Mondiale Moto2: il pilota spagnolo racconta il suo percorso e il suo rapporto con Dainese, tra sicurezza, comfort e libertà di movimento

Daniel Holgado si prepara a compiere il passo più importante della sua carriera: nel 2027 il pilota spagnolo approderà in MotoGP con il team Gresini Racing, coronando il sogno che lo accompagna sin da bambino. Un percorso iniziato a soli quattro anni, con una minimoto da pista e un numero – il 96 – diventato negli anni parte della sua identità, e proseguito fino al Mondiale, dove oggi Holgado affronta la sua seconda stagione in Moto2. Il passaggio alla classe regina è già all'orizzonte, ma il suo focus è ancora tutto sul campionato Moto2 in corso.  

Una crescita, quella di Daniel, che passa dalla capacità di imparare da ogni pilota, migliorare ogni dettaglio e, quando si parla di abbigliamento, di individuare il giusto equilibrio tra prestazione, sicurezza e libertà di movimento. In questo percorso, anche l’equipaggiamento assume infatti un ruolo fondamentale: per chi corre al limite, sentirsi protetto e a proprio agio sulla moto significa poter pensare soltanto a guidare. 

In occasione di Dainese Project Apex a Misano, abbiamo parlato con Daniel Holgado del suo percorso, del rapporto con il padre che lo ha accompagnato fin dai primi passi nel motociclismo, del sogno MotoGP e delle sfide che lo aspettano nella classe regina. E, naturalmente, di sicurezza, comfort e dell'importanza della tuta e dell'airbag Dainese D-air®. Ecco cosa ci ha raccontato. 

 

Dani, qual era il tuo sogno da bambino? 

“Il mio sogno era arrivare al Mondiale e, se possibile, arrivare un giorno in MotoGP. È stato il sogno di tutta la mia infanzia. E poi, il più grande, diventare Campione del Mondo.” 

  

Qual è il tuo primo ricordo legato alle moto? 

“Risale a quando ero molto piccolo ed è legato a mio papà. A lui piacevano tantissimo le moto, anche se non ha mai corso, e anche mia mamma aveva questa passione; quindi, era qualcosa che faceva parte della famiglia.  

Mi ricordo che, quando ero bimbo, mi piaceva sempre guardare la moto di mio padre. È così che ho iniziato ad avvicinarmi alle moto. Poi, quando avevo quattro anni, lui mi comprò la mia prima minimoto, era una minimoto da pista.” 

block.article_content_single_image_text

Il tuo numero ha un significato particolare? 

“Il mio numero è il 96 ed è legato proprio a quella minimoto. Quando mio padre la comprò sulla carena c’era già il numero 96, quindi lui mi disse: «Ti piace questo numero?». A me piacque e così da allora è sempre stato con me. 

L'anno scorso ho dovuto cambiarlo, passando al 27, ed è stata la prima volta che correvo con un numero diverso. Il 96, però, mi ha accompagnato per tutta la mia carriera.” 

  

Qual è stata la persona che ti ha aiutato di più nel tuo percorso? 

“Sicuramente mio papà, è sempre stato con me. Quando ero piccolo veniva a tutte le gare, insieme a mia mamma e mia sorella, ma mi accompagnava anche agli allenamenti, preparava la moto e mi aiutava in tutto. 

Ancora oggi è il mio meccanico da allenamento. Durante le gare invece mi dà una mano come assistente personale, gli piace tantissimo e lo fa con grande passione. È la mia persona di fiducia e sono molto felice di poter condividere tutto questo con lui.” 

 

Dani, comunque vada il 2026, il 2027 per te sarà la stagione del grande salto, con il passaggio alla classe regina. Qual è stata la prima cosa che hai pensato quando hai avuto la conferma che andrai in MotoGP? 

“È stato un momento incredibile che non dimenticherò mai, perché era il sogno di tutta la mia vita. Quando arrivi nel Mondiale, guardi i piloti della MotoGP e sogni un giorno di essere come loro. Poterlo fare davvero è qualcosa di straordinario. 

Sono anche molto felice di farlo con il team Gresini Racing, che ritengo una squadra spettacolare. Lavora molto bene, ha tantissima storia e tanti anni di esperienza che possono aiutarmi a crescere, a migliorare e a diventare un pilota più professionale. 

Ma tornando a quel momento, non riuscivo quasi a crederci, non avevo nemmeno le parole per descrivere quello che provavo.” 

Sapere che andrai in MotoGP cambia il tuo modo di affrontare le prossime gare o senti di avere ancora da imparare e da dimostrare? 

“Quando abbiamo iniziato a parlare della MotoGP, all'inizio dell'anno, onestamente mi sono lasciato un po' distrarre, perché inevitabilmente pensavo solo a quella e a quello che verrà. Poi, una volta firmato e chiuso il tutto, ho cercato di tornare e rimanere concentrato al 100% sulla Moto2. 

Devo continuare a imparare e a lavorare, perché penso di avere ancora tantissimo margine di crescita. Per me è solo il secondo anno in Moto2 ed è una categoria molto difficile. 

Per il momento, sono molto motivato a continuare a lavorare con il mio team, che mi sta aiutando tantissimo sotto ogni aspetto, sia tecnico che della crescita personale. Adesso non vedo l'ora che arrivi la prossima gara!” 

 

Ti senti pronto per la MotoGP? 

“Non penso di essere ancora pronto al 100%, perché alla fine sarà una moto totalmente diversa. Dovrò imparare tantissime cose: l'elettronica, la potenza, la gestione di tutti questi aspetti che in Moto2 non abbiamo. La Moto2 non ha elettronica, quindi è una moto più libera. In MotoGP dovrò imparare moltissimo. 

Ma adesso, come ho detto, sono completamente concentrato sulla Moto2. Voglio dare il 100% quest'anno e cercare di vincere tutto quello che posso. Questo è il mio obiettivo attuale.” 

  

Qual è la sfida più grande che hai affrontato da quando sei nel Mondiale? 

“Penso che il passaggio dalla Moto3 alla Moto2 sia stata la cosa più difficile che ho affrontato finora. Il cambiamento è enorme. Per tanti anni sei abituato a una moto piccola, leggera e con poca potenza, poi passi a una moto completamente diversa: pesante, molto potente e con tantissime cose da capire e da gestire. All'inizio è molto difficile, ma con il tempo e con un buon lavoro capisci come fare e puoi ottenere grandi risultati.” 

null
null
null
null

C'è un pilota a cui guardi come punto di riferimento particolare oppure cerchi di costruire il tuo modo di essere pilota? 

“Cerco sempre di prendere qualcosa da tutti i piloti che vedo in pista. Soprattutto da quelli della MotoGP, che hanno tantissima esperienza, da cui posso imparare molto. 

In generale, quando ho l'opportunità di condividere qualche giro con un altro pilota, mi piace guardarlo: cerco di capire cosa fa, come affronta le curve, quali linee sceglie, qual è il suo stile. Per me è sempre un'opportunità per fare esperienza e imparare qualcosa.” 

 

Parliamo ora un po’ dell’abbigliamento e delle protezioni. Quanto è importante, per un pilota, sentirsi a proprio agio nella tuta per poter spingere al massimo? 

“La tuta e l'abbigliamento del pilota in generale, e la confidenza con questi, sono fondamentali. La prima cosa è la sicurezza: succede di cadere ad alta velocità e dobbiamo essere protetti.  

Subito dopo vengono la comodità e la leggerezza: come ti senti sulla moto, quanto puoi muoverti, come puoi fare tutto quello che devi fare. Sono comunque anche questi aspetti importantissimi. 

L'abbigliamento che sto usando quest'anno mi piace molto, con Dainese mi sento sicuro, comodo e a mio agio sulla moto. Per me questo vale davvero tanto.” 

 

Qual è l'elemento del tuo abbigliamento Dainese a cui non rinunceresti? 

“La tuta. È molto comoda ed è diversa rispetto a quella degli altri produttori che ho provato in passato. L'airbag, poi, è fondamentale. Quando sei dentro ti senti avvolto e al sicuro, perché è tutto molto confortevole. Questa è una cosa che secondo me può darti solo un marchio come Dainese.” 

block.article_content_single_image_text

Molti piloti parlano della comodità quasi più che della sicurezza. Perché è così importante riuscire a muoversi bene? 

“Perché sulla sicurezza oggi siamo già tranquilli. Il livello è altissimo e tutte le protezioni funzionano molto bene. 

La comodità, invece, è qualcosa che deve essere perfetto per te, per il tuo corpo e per il tuo modo di stare sulla moto. È una cosa che non puoi semplicemente dare per scontata. 

Dainese riesce a farla molto bene.” 

  

Qual è il tuo prossimo obiettivo? 

“Vincere la prossima gara.” 

 

E più a medio termine? 

“Vincere il Mondiale! Il mio obiettivo quest'anno è diventare campione del mondo della Moto2. Non è facile, perché il livello è altissimo e ci sono tantissimi piloti forti, ma stiamo lavorando duramente. Soprattutto, però, voglio sfruttare al massimo ogni gara, ogni weekend e ogni momento con il team, dando il mio 100%, come sempre.”