A oltre 300 km/h, un casco racing deve fare molto più che proteggere la testa in caso di caduta. Deve essere in grado di sopportare impatti severi, rimanere stabile quando il pilota cambia posizione in sella, offrire un campo visivo il più ampio possibile e garantire una ventilazione efficace. Il tutto senza diventare eccessivamente ingombrante e senza interferire con i movimenti.
Progettare un casco per la pista significa quindi lavorare su molti aspetti contemporaneamente. Non esiste una singola caratteristica capace di determinare da sola la qualità di un casco racing: ogni scelta deve contribuire a trovare il giusto equilibrio tra protezione, peso, aerodinamica e ampiezza del campo visivo.
È anche per questo che alcuni elementi che caratterizzano i caschi da moto destinati alle competizioni possono apparire insoliti se confrontati con quelli disegnati per l'uso quotidiano. La priorità non è più ottenere il massimo comfort o la massima versatilità, ma fare in modo che il casco possa accompagnare nel migliore dei modi il pilota nelle condizioni estreme della guida in circuito.
Sicurezza: come il casco da racing protegge dagli impatti obliqui
La protezione della testa rimane naturalmente la funzione fondamentale di qualsiasi casco. Nel mondo racing, però, le velocità raggiunte e le dinamiche di una caduta rendono particolarmente importante la capacità di gestire sollecitazioni importanti e differenti tra loro, comprese quelle generate dagli impatti obliqui.
Quando, durante un impatto, il contatto con una superficie avviene con un angolo, quindi non perpendicolarmente, l'impatto stesso può imprimere alla testa un movimento rotazionale. Il casco e il cranio vengono messi in rotazione, mentre il cervello, sospeso nel liquido cerebrospinale, tende a seguire quel movimento con un leggero ritardo. È questa rotazione relativa tra cranio e cervello a generare sollecitazioni che possono contribuire a provocare lesioni.
Per questo, in particolar modo negli ultimi anni, la ricerca sui caschi racing più avanzati non riguarda più soltanto la capacità di assorbire l'energia degli impatti lineari, ma anche dei temuti impatti obliqui.
AGV, sul nuovo Pista GP R3, massima evoluzione della famiglia Pista GP e lo stesso casco indossato dai piloti del Motomondiale, ha introdotto il sistema AGV Sphera con tecnologia RLS® (Release Layer System), che nasce proprio con questo obiettivo. Il sistema utilizza un guscio esterno applicato alla calotta e separato da essa da una matrice di microsfere. In caso di impatto obliquo, il guscio è progettato per distaccarsi in maniera controllata, dissipando parte dell'energia e contribuendo a limitare fortemente la rotazione trasmessa alla testa. Nei test condotti da AGV, il sistema Sphera ha evidenziato una riduzione fino a sei volte degli effetti degli impatti obliqui rispetto a una configurazione priva del sistema.
Omologazione FIM 2: lo standard delle competizioni
Un altro elemento da considerare quando si sceglie un casco per la pista è il tipo di utilizzo che se ne farà. Un conto è affrontare una giornata di track day, un altro è partecipare a una competizione che richieda un casco omologato secondo gli standard della Federazione Internazionale del Motociclismo.
La FRHPhe-02, comunemente chiamata FIM 2, è la seconda generazione dell'omologazione FIM dedicata ai caschi da competizione ed è entrata ufficialmente in vigore nel 2026. Rispetto alla precedente FRHPhe-01, il protocollo introduce requisiti più severi e prove aggiuntive, con particolare attenzione alla gestione degli impatti obliqui. Per scoprire nel dettaglio come funziona l’omologazione caschi FRHPhe-02, leggi la nostra guida dedicata.
La FRHPhe-02 è uno standard sviluppato per le competizioni di alto livello e la sua presenza può diventare un requisito necessario per partecipare a determinate gare. Per chi utilizza il casco esclusivamente nei track day, invece, non è obbligatoria.
Aerodinamica: il casco racing immerso nel flusso d'aria
A velocità molto elevate, l'aria esercita sul casco forze enormemente più importanti rispetto a quelle che si avvertono semplicemente tenendolo in mano. Per questo, nella progettazione di un casco racing, non conta soltanto il peso registrato sulla bilancia: conta soprattutto come esso interagisce con l'aria.
Una forma aerodinamicamente efficiente deve limitare la resistenza all'avanzamento, in particolar modo quando il pilota esce dalla carena in fase di staccata, ma allo stesso tempo deve mantenere il casco stabile e prevedibile quando in curva la posizione della testa cambia. In pista questo significa considerare non soltanto il rettilineo, quando la testa è generalmente allineata con la moto, ma anche la percorrenza delle curve, durante la quale il pilota ruota la testa verso il punto di corda e l'uscita.
In questa posizione le forze aerodinamiche agiscono anche lateralmente e possono influenzare i movimenti della testa, costringendo i muscoli del collo a continue correzioni. Lo sviluppo di un casco racing deve quindi cercare il miglior equilibrio possibile tra penetrazione, stabilità e libertà di movimento, puntando a ridurre il più possibile la necessità di queste correzioni e il conseguente affaticamento.
È uno degli aspetti sui quali AGV ha da sempre concentrato lo sviluppo dei caschi Pista GP, con infinite giornate di lavoro in galleria del vento e attraverso la validazione in pista insieme ai migliori piloti al mondo. Il risultato è un casco che, grazie alla forma peculiare della calotta e alla presenza dello spoiler posteriore, rimane sostanzialmente neutro: ad alta velocità genera una limitata resistenza all’avanzamento, non spinge la testa del pilota verso il basso né la tira verso l’alto.
In altre parole, il peso di un casco da racing non è soltanto quello che leggiamo sulla bilancia: quando si viaggia a velocità estreme, è soprattutto il modo in cui l'aria lo investe a determinare i carichi dinamici che il pilota deve gestire.
Leggerezza: il ruolo dei materiali nei caschi da moto da corsa
Ottenere un casco da moto racing leggero rimane comunque un obiettivo importante durante la progettazione, anche se non può essere considerato isolatamente dal comportamento dinamico dello stesso.
Per questo si utilizzano materiali capaci di offrire un’elevata resistenza con massa contenuta. La fibra di carbonio, per esempio, permette di realizzare calotte molto resistenti mantenendo il peso sotto controllo. Per questo, in tutti i caschi della famiglia Pista GP la calotta è interamente in fibra di carbonio, mentre il sistema di ritenzione a doppia D utilizza anelli in titanio.
Anche gli interni seguono la stessa filosofia: in un casco nato per la pista, ogni elemento viene valutato anche in funzione della sua incidenza sul peso complessivo e dell'utilità durante la guida. Il risultato è un prodotto nel quale il comfort assoluto non rappresenta la priorità, perché l'obiettivo è lasciare al pilota la massima libertà possibile senza aggiungere ciò che non serve.
Campo visivo e visiera del casco: vedere senza rinunciare alla protezione
Anche la visibilità ha un'importanza particolare in pista. Il pilota deve poter tenere sotto controllo tutto ciò che accade attorno a sé, individuare rapidamente punti di riferimento e avversari, ruotando la testa il meno possibile rispetto alla direzione di marcia. Per questo i caschi racing sono progettati per offrire un campo visivo molto ampio, così da sfruttare al massimo la naturale visione periferica dell’occhio umano.
La visiera deve però svolgere contemporaneamente una funzione protettiva. Non deve soltanto garantire una visione nitida: deve resistere agli impatti e rimanere saldamente in posizione anche nelle situazioni più severe. Nei caschi della famiglia AGV Pista GP, la visiera raggiunge uno spessore di 5 mm, necessario per garantire un’elevata resistenza, ma azzera qualsiasi tipo di distorsione grazie alla classe ottica 1, la stessa degli occhiali da vista. La stessa visiera è poi assicurata alla mentoniera dal sistema Micro Lock, apribile solamente premendo il pulsante frontale, per ridurre il rischio di aperture accidentali.
Anche il meccanismo laterale di apertura deve essere progettato tenendo conto di esigenze apparentemente opposte. Deve essere di dimensioni contenute, per occupare il minor volume possibile e non portare via spazio all’EPS, il materiale assorbente interno alla calotta, e non deve limitare l'estensione della visiera verso i lati; allo stesso tempo deve garantire un fissaggio sicuro. Sul Pista GP R3, per la prima volta, sono di serie le viti laterali di fissaggio della visiera, fino a oggi riservate ai caschi utilizzati dai piloti.
Due caschi racing, due esigenze diverse: Pista GP R3 e Pista GP RR-S
La famiglia dei caschi racing AGV si articola oggi su due modelli: Pista GP R3 e Pista GP RR-S. Entrambi sono pensati per l'utilizzo in pista, ma con una differenza precisa.
Il Pista GP R3 è il modello più evoluto ed è omologato secondo il nuovo standard FIM FRHPhe-02, caratteristica che lo rende la scelta destinata a chi utilizza il casco nelle competizioni in cui questa certificazione è richiesta. Il Pista GP RR-S deriva invece dall'attuale Pista GP RR, del quale riprende la piattaforma tecnica introducendo un’evoluzione dello spoiler posteriore, e rinuncia all'omologazione FIM 2. Una proposta più accessibile, pensata per chi utilizza un casco racing per giornate in circuito senza esigenze agonistiche.
Entrambi i caschi sono naturalmente omologati per la circolazione su strada e rispettano le normative DOT e ECE2206.
La scelta del casco racing parte quindi dal tipo di utilizzo che si vuole fare della pista. Per chi partecipa a competizioni internazionali, la conformità allo standard FIM 2 è un requisito fondamentale e il Pista GP R3 rappresenta la proposta AGV più avanzata; per chi invece cerca un casco racing per le giornate in circuito senza esigenze agonistiche o per un uso più vario, il Pista GP RR-S offre una soluzione più accessibile mantenendo le caratteristiche fondamentali della piattaforma Pista GP.