Loïc Meillard è uno degli sciatori più completi e continui del panorama internazionale degli ultimi anni. Specialista delle discipline tecniche, capace di essere competitivo sia in slalom sia in gigante, il classe1996 svizzero ha costruito la propria carriera su un percorso di crescita progressivo, fatto di risultati solidi, continuità e lavoro costante. Nel suo palmarès figurano vittorie in Coppa del Mondo, medaglie ai Campionati Mondiali, tra cui due ori, e una Coppa del Mondo di specialità nel 2020, traguardi che lo hanno portato stabilmente ai vertici dello sci alpino.
Cresciuto in montagna e messo sugli sci fin da giovanissimo, Meillard ha sempre vissuto questo sport come una parte naturale della propria quotidianità, prima ancora che come una carriera. Un approccio che emerge chiaramente anche oggi, nonostante i successi raggiunti: al centro restano la preparazione, la capacità di adattarsi alle condizioni e l’attenzione ai dettagli, più che il risultato fine a sé stesso.
In questa intervista Meillard racconta il suo rapporto con lo sci partendo dalle origini, passando per la preparazione fisica e mentale che precede una gara, fino ad arrivare ai temi della sicurezza e dell’equipaggiamento, elementi sempre più centrali in uno sport che si svolge a velocità elevate e con margini di errore ridottissimi. Dal valore del lavoro quotidiano rispetto al talento, alla gestione della pressione, fino al ruolo delle protezioni moderne come l’airbag Dainese D-air® Ski 2 Evo, emerge il ritratto di un atleta consapevole, lucido e pragmatico.
Loic, a che età hai iniziato a sciare e qual è il tuo primo ricordo legato a questo sport?
“Ho iniziato a sciare a due anni. Onestamente ero troppo piccolo per ricordarlo davvero, ma ci sono delle foto e, guardandole, riaffiorano alcune immagini. Il primo ricordo vero e proprio è comunque quello di sciare con la mia famiglia durante le vacanze, cercando di stare dietro a loro.”
Cosa avresti fatto se non fossi diventato uno sciatore?
“Difficilmente mi sarei visto in un lavoro tradizionale, con orari d’ufficio. Mi piace stare nella natura, respirare aria fresca e muovermi. In ogni caso, per me l’idea di sciare c’è sempre stata, quindi non mi sono mai davvero posto il problema di cosa avrei potuto fare di diverso.”
Come ti prepari prima di una gara, sia tecnicamente che fisicamente?
“La preparazione inizia alcuni giorni prima della gara e viene calibrata anche in base alla competizione specifica, alle caratteristiche della pista e alle condizioni della neve che troveremo. Il giorno prima è per lo più dedicato al riposo. È importante prepararsi anche mentalmente, perché il giorno di gara è lungo: mi concentro sulla respirazione, cerco di rilassarmi e di non pensare al risultato o a ciò che mi circonda, ma solo a me stesso.”
Oggi conta di più il talento o il duro lavoro?
“Conta di più il duro lavoro. Il talento può farti vincere una gara o essere veloce in alcune occasioni, ma se vuoi restare al top per dieci anni e salire regolarmente sul podio devi lavorare, migliorarti continuamente. Il lavoro batte il talento: ti rende un atleta longevo e ti permette di progredire sempre.”
Qual è la lezione più importante che hai appreso nella tua carriera finora?
“Credere in se stessi e non mollare mai. Ci sono momenti difficili in cui dubiti di te stesso e ti chiedi se la direzione che stai prendendo sia quella giusta. Non bisogna mollare nemmeno quando arrivano i buoni risultati, perché dopo una gara ce n’è sempre un’altra. Bisogna continuare a lavorare in ogni situazione, cercando un progresso costante: ogni giorno è un’occasione per migliorare. Anche gli stop o tempi più lunghi del previsto fanno parte del percorso e rendono il risultato finale, quando arriva, ancora più dolce.”
Hai vinto Mondiali e una Coppa del Mondo: come ci si sente a essere il migliore al mondo?
“Per me non cambia nulla. Sono sempre lo stesso ragazzo e devo continuare a lavorare nello stesso modo. L’emozione che vivi sul momento con il team è bellissima, perché ti rendi conto che le centinaia di ore di allenamento hanno funzionato e che il lavoro fatto, tra alti e bassi, ha pagato. L’emozione rimane, ma non cambia ciò che sei: resta soprattutto la soddisfazione di aver lavorato bene.”
Quando scii, quanto conta l’istinto e quanto il controllo cosciente?
“Cerco di affidarmi alle mie abilità e a ciò su cui ho lavorato durante la preparazione. Se penso troppo, di solito non sono veloce. Lascio che il mio corpo faccia quello che gli ho insegnato. In alcuni punti, però, bisogna usare la testa: si tratta di trovare il giusto equilibrio.”
Un consiglio a un giovane che sogna di diventare sciatore professionista?
“Non rinunciare mai ai tuoi sogni, lavora duramente e circondati delle persone giuste, che sappiano aiutarti. E soprattutto goditi il percorso, perché il successo, anche quando arriva, dura poco: minuti o poche ore dopo la gara. La strada per arrivarci invece è lunga, fatta di tanti giorni di lavoro spesso in solitudine, ed è importante riuscire ad apprezzare anche quella parte.”
Siamo Dainese, parliamo allora un po’ di protezioni per lo sci. Come ti trovi con l’airbag Dainese D-air® Ski 2 Evo che usi in Super G?
“È un passo nella giusta direzione. È qualcosa che ci permette di sciare in maggiore sicurezza e di sentirci più a nostro agio. Solo così possiamo migliorare e spingere un po’ più in là i nostri limiti. Sapere di essere protetti in caso di caduta è molto importante.”
Cosa si potrebbe migliorare ancora in termini di sicurezza?
“Si può sempre fare qualcosa in più. Si può imparare anche da altri sport, come la MotoGP™, ad esempio per caschi e protezioni. La copertura dell’airbag poi potrebbe estendersi ad altre parti del corpo. Detto questo, la sicurezza sulle piste dipende molto anche da chi gestisce le gare, dalle condizioni della neve e dalla capacità di fermare una competizione se le condizioni non sono adeguate o eque. Va detto anche che sciare a 100 o più chilometri all’ora con una tutina leggera e sci affilati come lame comporterà sempre dei rischi: fa parte del gioco e lo accettiamo.”
Trovi che le protezioni siano migliorate rispetto a qualche anno fa?
“Sì, oltre all’arrivo dell’airbag, sono migliorati anche i caschi e i paraschiena. Ora abbiamo anche sottotuta antitaglio, che rappresentano un ulteriore passo avanti. Tutto questo è fondamentale, perché se alla partenza non ti senti sicuro e a tuo agio non riesci a spingere e a esprimerti al meglio. Serve fiducia in ciò che indossi.”
Hai mai paura?
“Può succedere, ma la paura di solito ti rende più lento. Non va eliminata, ma trasformata: serve rispetto per la pista, per le insidie e per la velocità. Non deve però diventare qualcosa che ti blocca, devi invece riuscire a sfruttarla a tuo vantaggio.”
C’è qualche aspetto della sicurezza sugli sci che non è ancora considerato come meriterebbe?
“La preparazione delle piste non è sempre tenuta nella giusta considerazione. Per quanto riguarda l’equipaggiamento degli atleti, invece, credo che siamo a buon punto. È comunque un processo continuo di affinamento: con caschi moderni e airbag siamo a un buon livello, ma si può sempre migliorare l’integrazione complessiva, ad esempio in termini di protezione del collo.”
Come ti tieni in forma durante l’estate?
“Mi alleno costantemente, sei giorni a settimana. Ci sono tante ore di lavoro duro che nessuno vede, ed è parte del percorso. Non è sempre facile: bisogna sforzarsi molto, aumentare la forza e preparare il corpo a ciò che affronterà durante l’inverno, tenendo conto che allenarsi lontano dalle piste non è mai come sciare davvero.”
Qual è il tuo prossimo obiettivo?
“Essere veloce il prossimo fine settimana e dare sempre il massimo!”