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Cornelia Hütter: “Se al via mi sento sicura, posso dare il massimo”

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Demonerosso

16 Gennaio 2026

7 min

Una chiacchierata con la discesista austriaca, tra preparazione mentale e fisica, gestione della velocità e un approccio consapevole alla sicurezza in gara e al mondo della protezione

Cornelia “Conny” Hütter è una delle interpreti più solide della velocità nello sci alpino femminile. Austriaca, classe 1992, cresciuta in un Paese dove lo sci alpino è parte della cultura sportiva nazionale, Hütter ha costruito il proprio percorso ai massimi livelli a partire da un obiettivo chiaro, maturato già in giovane età. Vincitrice della Coppa del Mondo di discesa libera nel 2024 e presenza costante nelle discipline veloci, nel tempo si è affermata come un punto fermo del team austriaco. 

Dietro i risultati c’è un lavoro continuo, fatto di preparazione fisica, equilibrio mentale e capacità di attraversare anche i momenti più complessi della sua carriera. In questa intervista Hütter racconta gli inizi,la preparazione, il rapporto tra istinto e controllo alle alte velocità e il tema centrale della sicurezza, dall’evoluzione delle protezioni fino all’introduzione dell’airbag obbligatorio

 

Conny, a che età hai iniziato a sciare e quando il diventare professionista è diventato un obiettivo concreto? 

Ho iniziato a sciare a due anni, quindi molto presto. A Natale di quell’anno ho ricevuto in regalo sci e scarponi e ho provato per la prima volta proprio davanti a casa. Quella è stata la mia prima esperienza sugli sci. Non la ricordo in modo nitido, ma ci sono alcune foto in cui sorrido molto, quindi probabilmente mi stavo divertendo parecchio. 

Poi, intorno ai 10-12 anni guardavo sempre le gare di sci in televisione e a un certo punto chiesi ai miei genitori se sciare potesse diventare anche un lavoro. Mi risposero che sì, se sei abbastanza bravo puoi farlo, e da lì è iniziato tutto.” 

 

Se non fossi diventata una sciatrice, che strada avresti potuto prendere? 

“Ero molto giovane quando ho preso questa decisione e tutta la mia vita ha sempre ruotato attorno allo sci. Detto questo, mi piacciono moltissimo gli animali, quindi probabilmente avrei fatto qualcosa legato a loro. In realtà, oltre alla carriera sportiva, faccio anche parte del corpo di polizia: ho frequentato la scuola di polizia qui in Austria.” 

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Come ti prepari, fisicamente e mentalmente, prima di una gara? 

“Considera che la preparazione fisica è un lavoro lungo, dura tutta l’estate. Poi in autunno iniziamo a tornare sugli sci e a testare i materiali. 

Dal punto di vista mentale invece non è sempre uguale: ci sono giorni in cui mi sento molto tranquilla e tutto sembra venire in modo naturale, ma ce ne sono altri in cui penso troppo, mi innervosisco e diventa difficile concentrarmi sugli obiettivi principali della giornata, che sia una gara o un allenamento.” 

 

Quanto contano talento e duro lavoro ad alto livello? 

“Il talento è importante, devi averlo, ma è il duro lavoro che fa davvero la differenza. È quello che ti permette di restare competitiva per tutto l’inverno e anche lungo l’arco di un’intera carriera. Secondo me è questo l’aspetto che conta di più.” 

  

Nello sci moderno cosa pesa di più tra condizione fisica, forza mentale e continuità? 

Serve un po’ di tutto. La forza mentale è fondamentale ad esempio quando devi affrontare momenti difficili: per esempio, l’anno scorso a gennaio mi sono ammalata ed è stato complicato tornare in piena forma e ritrovare le giuste sensazioni sugli sci. Poi c’è la continuità: arrivare pronti a inizio stagione è importante, ma lo è ancora di più mantenere quello stato di forma fino alla fine dell’inverno.” 

  

Senti di imparare di più dagli errori o dai successi? 

“Di solito si dice che si impara dagli errori, ma secondo me bisogna saper imparare anche dalle vittorie. Quando vinci ci sono interviste, impegni e tutta una serie di cose che ruotano attorno al successo: anche quello è uno stress ed è parte del gioco, devi imparare a gestirlo. Ricordo il mio primo podio: è stato molto stressante perché non sapevo bene cosa fare e come comportarmi, e non è scontato riuscire poi a ritrovare la tranquillità per ripartire. La vittoria è qualcosa di speciale e insegna molto. 

Dall’altra parte, sono stata lontana dalle gare a lungo per infortuni: in quei momenti devi restare a casa e avere tanta pazienza. È difficilissimo, anche lì impari parecchio.” 

Come vivi una vittoria in Coppa del Mondo, contro le migliori atlete del pianeta? 

“La mia recente vittoria a Val d’Isère è stata la decima (20 dicembre 2025, ndr), quindi non un evento così frequente: proprio per questo è stata qualcosa di speciale. Al cancelletto di partenza pensavo solo a quello che avrei dovuto fare nei due minuti successivi, e anche durante il riscaldamento nei venti minuti prima. È quella la parte che mi piace di più, perché lì costruisci la base della vittoria. Quando sei giù al traguardo non puoi più fare nulla, puoi solo aspettare che scendano le altre e lì un po’ di nervosismo di sale.” 

 

Una vittoria cambia il tuo approccio alle gare successive? 

“No. Credo che indipendentemente dai risultati, dall’inizio alla fine della stagione l’approccio debba restare lo stesso. Tutte lavoriamo per vincere e il giorno dopo una vittoria si deve ricominciare subito: bisogna continuare a spingere.” 

  

Quando scii ad alta velocità, quanto conta l’istinto e quanto il controllo? 

“Direi 80% istinto e 20% controllo. Devi reagire in tempi rapidissimi. Prima della gara c’è la ricognizione e in quel momento cerco di pensare a tutto quello che dovrò fare, così da non doverlo fare durante la discesa, in gara devo sapere già cosa fare e deve venirmi istintivo. Pensare mentre scii ti rende più lenta.” 

  

Che consiglio daresti a un bambino che sogni di diventare sciatore? 

“Seguire il proprio percorso e divertirsi. Io da piccola ero sempre felice di essere sulla neve e questa sensazione deve restare dentro di te anche quando arrivi in Coppa del Mondo. In una carriera ci sono giorni difficili e ostacoli anche importanti, ma se ti concentri su ciò che ti divertiva da bambino riesci a superarli.” 

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Parliamo ora di sicurezza: dove vedi i maggiori progressi e cosa si può secondo te ancora migliorare? 

In discesa è sempre difficile parlare di sicurezza, è e rimane uno sport molto pericoloso, ma si sta lavorando bene, anche sulle barriere a bordo pista. Se pensi a come si scendeva cinquant’anni fa, andavano comunque fortissimo ma senza protezioni di alcun tipo. 

Parlando di me, quando mi sento sicura al via, con il casco e tutto il resto dell’equipaggiamento, riesco ad andare veloce e a dare il massimo perché so di essere protetta. Ora l’airbag è obbligatorio ed è un ottimo passo nella direzione giusta, ma si può ancora lavorare per migliorarlo nei prossimi anni. Altro bel miglioramento è stato introdurre l’underwear antitaglio.” 

  

In che modo l’airbag ha influito sul tuo modo di sciare? 

“All’inizio abbiamo dovuto abituarci: è comunque un elemento in più da indossare e, onestamente, per me non è stato semplicissimo all’inizio. Però sapere che aumenta la sicurezza e che non influiscenegativamente sull’aerodinamica mi ha rassicurata. Con l’airbag Dainese D-air® Ski 2 Evo mi muovo liberamente in tutte le posizioni durante la discesa e mi sento completamente a mio agio.” 

 

C’è qualche aspetto della sicurezza che oggi secondo te non riceve ancora la giusta attenzione? 

“La sicurezza negli allenamenti potrebbe essere migliorata ulteriormente, soprattutto per quanto riguarda le barriere. Detto questo, in particolare negli ultimi due anni i passi avanti sono stati importanti: siamo sulla strada giusta.” 

 

Il tuo prossimo obiettivo? 

“Senza dubbio, fare bene nelle prossime gare.”