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Riciclare il casco da moto: come funziona il progetto Life Impacto

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Demonerosso

12 Marzo 2026

5 min

Un progetto sviluppato con Università di Bologna e Re-Sport Srl per recuperare i caschi usati attraverso un processo di separazione e riutilizzo dei materiali

Cosa succede a un casco quando arriva a fine vita? Nella maggior parte dei casi diventa un rifiuto complesso, difficile da trattare per via della varietà di materiali che lo compongono e della struttura multistrato progettata per garantire protezione e durata. Il tema di come smaltire un casco moto a fine vita è quindi tutt’altro che banale.  

È in questo scenario che si inserisce Life Impacto, sostenuto dal programma LIFE dell’Unione Europea, lo strumento finanziario comunitario dedicato ai progetti di salvaguardia dell’ambiente. Non un’iniziativa isolata quindi, ma parte di una strategia più ampia che punta a rinnovare la gestione dei prodotti complessi a fine vita, trasformando un problema tecnico in un’opportunità industriale. 

Il progetto è attivo nei negozi Dainese e sviluppato in collaborazione con l’Università di Bologna, attraverso lo Sport Technology Lab del DICAM, con Re-Sport Srl, realtà impegnate nello studio di soluzioni innovative per il recupero dei materiali sportivi, con Innovando, per la gestione della logistica inversa, e con Misitano & Stracuzzi, per la fornitura di limonene. 

  

Dalla raccolta in negozio al processo di recupero 

Il funzionamento dal punto di vista dell’utente è semplice: chiunque può portare presso uno store Dainese il proprio casco usato, indipendentemente dalla marca, a patto che si tratti di un modello con calotta in materiale termoplastico e non in fibra. Una volta raccolti, i caschi vengono destinati a un processo che punta a separare e recuperare le diverse componenti plastiche, riducendo la quantità di rifiuti e offrendo una soluzione concreta per chi non sa dove buttare un casco da moto non più utilizzabile. 

La prima fase è manuale e prevede la rimozione degli interni e della visiera, elementi che seguono percorsi di recupero differenti. Il casco viene quindi inserito in un granulatore, una macchina dotata di lame che lo riduce in piccoli frammenti simili a coriandoli di plastica. Questo passaggio, che richiede pochi secondi, serve a rendere il materiale più facilmente trattabile nelle fasi successive. 

Separare i materiali: il nodo del riciclo caschi moto 

La difficoltà principale nel riciclare i caschi da moto è la presenza di più materiali nello stesso prodotto: EPS (il polistirene espanso che assorbe gli urti) le plastiche ABS e policarbonato, che compongono la calotta, e altri polimeri. Per separarli si utilizza un processo controllato che sfrutta solventi selettivi. 

I frammenti ottenuti dalla macinazione vengono immersi in una vasca contenente limonene, un solvente naturale ricavato dalle bucce degli agrumi e sottoprodotto dell’industria alimentare, in particolare della produzione di succo d’arancia. In questa fase si scioglie l’EPS, mentre gli altri materiali restano solidi e vengono rimossi tramite un cestello. Il solvente viene poi fatto evaporare e recuperato per essere riutilizzato, lasciando il polimero separato. 

Il materiale rimanente passa a una seconda vasca contenente acetato di etile (anch’esso un solvente naturale), dove dissolve l’ABS. Dopo la filtrazione — che elimina le parti non riciclabili come metalli o tessuti misti — anche in questo caso il solvente viene fatto evaporare e recuperato. Il materiale plastico ottenuto viene infine lasciato essiccare e trasformato nuovamente in pellet, piccoli granuli pronti per essere reimpiegati in nuovi processi produttivi. 

 

Il recupero della visiera e dei componenti secondari 

Parallelamente, la visiera segue un processo dedicato: viene macinata separatamente e il materiale recuperato (policarbonato) viene utilizzato per la realizzazione di altri componenti plastici, come spoiler o parti accessorie. Il riutilizzo diretto per la produzione di nuove visiere non è invece previsto, a causa dei requisiti ottici e di sicurezza particolarmente stringenti richiesti da questo componente. 

I tempi del processo variano a seconda delle fasi: dalla macinazione, che avviene in pochi secondi, alle fasi di dissoluzione e successiva evaporazione dei solventi, che possono richiedere da alcune decine di minuti ad alcune ore. Un aspetto centrale è proprio il recupero dei solventi, che vengono rimessi in circolo riducendo l’impatto ambientale complessivo del trattamento. 

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Una seconda chance per il casco da moto a fine vita 

L’obiettivo di Life Impacto è duplice. Da un lato, diminuire la quantità di caschi destinati alla discarica o all’incenerimento; dall’altro, sviluppare nel medio periodo soluzioni che permettano di integrare materiale riciclato nella produzione di nuovi caschi, mantenendo invariati gli standard di sicurezza. Si tratta di una sfida tecnica significativa, che coinvolge ricerca universitaria e industria nella definizione di processi replicabili e sostenibili. 

In questo contesto, il contributo dei motociclisti diventa fondamentale. Portare il proprio casco a fine vita nei punti vendita significa avviarlo a un processo di recupero strutturato, trasformando un oggetto dimenticato in garage in una risorsa potenziale e offrendo una risposta concreta a chi si chiede come riciclare un casco da moto in modo responsabile. 

 

Ma quando cambiare il casco da moto? 

Non c’è una risposta valida sempre. La longevità di un casco varia in base a diversi fattori: quanto lo si usa, in quali condizioni (temperature elevate, freddo, pioggia, ecc.) e quanta attenzione ci si dedica. Per questo, chiedersi quanto dura un casco da moto è più corretto che parlare di una vera e propria scadenza: il casco non scade in un preciso momento come un alimento, ma alcuni componenti, ad esempio le parti soggette a movimento e stress, come imbottiture e cinturino, si consumano con l’utilizzo.  

In generale si consiglia la sostituzione del casco entro 5 anni dall’acquisto. È comunque opportuno cambiarlo anche prima quando si notino segni evidenti di usura o deterioramento di elementi fondamentali come calotta, cinturino, EPS e meccanismi, o, ancor più importante, in caso di urti.