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Nicol Delago "Sugli sci, l'airbag Dainese mi dà solo sicurezza"

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Demonerosso

14 Gennaio 2026

6 min

Dalla Val Gardena alla Coppa del Mondo, la sciatrice azzurra racconta il suo approccio alla velocità, alla preparazione mentale e alla sicurezza nelle discipline veloci

Nicol Delago è una sciatrice azzurra originaria della Val Gardena, Alto Adige, uno dei luoghi simbolo dello sci alpino europeo e mondiale. Cresciuta letteralmente con gli sci ai piedi, sulle piste di casa e in un ambiente in cui la velocità è parte della cultura locale, Delago si è affermata negli anni come una delle protagoniste italiane della velocità, discesa e Super G, specialità che meglio interpretano il suo approccio allo sci. Al suo attivo ci sono 5 podi in Coppa del Mondo, 2 medaglie ai Mondiali Juniores e 13 medaglie ai Campionati italiani. 

Atleta Dainese da tempo, Nicol affronta la Coppa del Mondo con una visione molto personale del proprio percorso: pone grande attenzione all’ascolto del corpo e all’aspetto mentale della preparazione allo sport

Nel pieno della stagione abbiamo avuto l’occasione di scambiare con lei quattro chiacchiere, partendo dagli inizi e dai sogni da bambina, passando per la gestione delle emozioni in gara, fino al ruolo fondamentale della protezione e della sicurezza alle alte velocità. 

Ne è nata una conversazione autentica, che racconta non solo l’atleta, ma anche e soprattutto la persona: il legame con la sua terra, l’importanza dell’equilibrio mentale, la passione per la natura e la suavisione di cosa significhi oggi competere ai massimi livelli nello sci alpino. 

Nicol, qual era il tuo sogno da bambina? 

Il mio sogno era realizzarmi sugli sci. Fin da piccola mi affascinava l’idea di sciare veloce. Andavo a vedere le gare qui in Val Gardena, respiravo quell’atmosfera e pensavo che un giorno mi sarebbe piaciuto essere lì, in mezzo a tutto questo.”

 

Da che età scii? 

“Sin da piccolissima: a due anni ero già sugli sci. Ho sempre avuto le piste davanti a casa, sono cresciuta qui e mio papà è allenatore e maestro di sci, quindi sarebbe stato quasi impossibile che andasse diversamente.” 

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Hai un primo ricordo legato alle gare? 

“Ho più che altro dei racconti, cui associo delle immagini. Alla mia prima gara, per esempio, sono andata dritta saltando tutte le porte. Mio papà prima della partenza mi aveva spiegato cosa fare, ma io sono partita e basta. Forse già allora avevo questa voglia di andare veloce e sentirmi libera: le porte strette non mi sono mai piaciute molto. 

È vero che sono cresciuta come slalomista, ho anche vinto il Trofeo Topolino in slalom, ma mi sono sempre sentita un po’ costretta. La discesa invece mi dà un senso di libertà totale.” 

  

Se non fossi diventata sciatrice, cosa avresti fatto? 

“Mi sarebbe piaciuto studiare medicina. Mi affascinano molto il corpo e la mente umana, ed è un interesse che ho tuttora. Sarebbe stato però un percorso molto impegnativo e mi avrebbe portata lontano dalla mia Val Gardena. Studiando in zona ho potuto continuare a coltivare il sogno dello sci. In ogni caso, anche facendo l’atleta impari a conoscere il tuo corpo in modo molto profondo e lo usi per il tuo lavoro, tra preparazione fisica, alimentazione e recupero.” 

 

Come ti prepari prima di una gara di discesa?

“Non seguo un protocollo fisso, con il tempo ho imparato ad ascoltare il mio corpo e a capire di cosa ho bisogno giorno per giorno. A volte mi serve un’attivazione più energica, altre volte meno.   

Dal punto di vista mentale mi affido molto alla respirazione: posso usarla per rilassarmi o per attivarmi. Poi cerco di concentrarmi solo sui punti chiave della pista, evitando di pensare troppo. Mi affido agli automatismi e cerco di non forzare le cose. Tra gli strumenti che uso c’è anche la meditazione: per me è importante “pensare con il corpo” e non essere sempre e solo razionale.” 

Qual è l’insegnamento più importante che hai imparato finora? 

“L’importanza della passione. Cerco di ricordarmi sempre perché ho scelto questa strada e perché ho questo sogno. Quello che hai dentro è ciò che ti porta avanti. Se fai qualcosa con cuore e passione ti viene bene. Ci sono momenti dove tutto va benissimo e altri no, ma è in quelli più difficili che questo elemento fa la differenza. 

Poi ci sono sicuramente il duro lavoro e l’importanza dell’ambiente: il luogo in cui cresci, la squadra, le persone che ti circondano. Credo anche che sia fondamentale accettare che ognuno abbia il proprio percorso. C’è chi arriva prima, chi dopo, chi in modo diverso. Guardarsi troppo intorno può farti perdere di vista la tua strada.” 

 

Cosa senti di dover imparare ancora? 

“Vorrei trovare più equilibrio. Io vivo molto di alti e bassi: quando va bene sono felicissima, quando va male vedo tutto nero. Forse l’equilibrio perfetto non esiste, ma devo imparare ad accettarmi di più e a non dubitare di me stessa nei momenti difficili. Se una gara va male, va analizzata la prestazione, non devo necessariamente mettere in discussione me stessa e le mie capacità.” 

  

Parliamo di quando sei salita per la prima volta sul podio in Coppa del Mondo: ti sei sentita ad un punto di arrivo o di partenza? 

“Sicuramente ad un punto di partenza. È arrivato proprio qui in Val Gardena, cosa rara perché di solito le donne non corrono su questa pista, era il recupero di un’altra gara. È stata una giornata incredibile, con un valore emotivo enorme, perché l’ho condivisa con le persone che mi hanno cresciuta: la mia famiglia, i miei allenatori. È stato speciale.” 

A cosa hai dovuto rinunciare per arrivare fin qui? 

“Onestamente, a nulla. Ho sempre fatto quello che mi piaceva di più. Non ho mai sentito il bisogno di fare qualcosa di diverso e rifarei tutto allo stesso modo. Mi sento una privilegiata per questo.” 

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Nicole, ormai sei con Dainese da diversi anni, conosci bene le nostre protezioni quindi parliamo un po’ di questo. Come ti proteggi per le gare di Super G e discesa? 

“Le protezioni che indosso sono casco, maschera, airbag D-air® Ski 2 Evo e le protezioni sulle braccia.” 

  

Cosa pensi del livello di sicurezza che hanno raggiunto oggi le protezioni da sci alpino?  

“Secondo me Dainese è molto avanti e sta facendo un lavoro enorme. A partire dal casco: per me è veramente il top. Quando ho provato il casco Dainese la prima volta, dopo averne testati diversi, ho capito subito che era quello giusto. Mi calza perfettamente e quando lo indosso mi sento sicura, ed è una sensazione fondamentale. 

Ma, più di tutto, l’airbag D-air® Ski è un passo avanti importantissimo nelle discipline veloci: sapere che protegge la parte alta del corpo e anche gli organi interni fa davvero la differenza. Mi sono abituata a usarlo, è comodo, non mi sento costretta e mi dà solo sicurezza.”  

  

Cosa fai nel tempo libero? 

“Mi piace stare nella natura, camminare, leggere, stare con le amiche. Mi piace la tranquillità. In estate faccio la preparazione qui: bici, camminate, arrampicata, palestra. Posso variare molto e il clima mi aiuta, perché soffro il caldo. 

Sono abbastanza portata per lo sport in generale, ma al di là di questo me la cavo anche in cucina. Mi piace cucinare biscotti… e mangiarli! 

 

Qual è il tuo prossimo obiettivo?  

“Dare il 100% di me stessa nelle prossime sfide. È proprio questo l’obiettivo. Il risultato conta, certo, ma per me è fondamentale sapere di aver dato tutto, senza rimpianti.”