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SHOYA TOMIZAWA, ADDIO.

07 September 2010 | News

by Nico Cereghini

Terribile giornata, e tristissima coincidenza: il cinque settembre a Misano cadde Wayne Rainey e restò immobile, era il 1993, questa volta è toccato a Shoya Tomizawa che ancora non aveva vent’anni e non è sopravvissuto. Troppo veloce la curva, troppo gravi le sue ferite. Il dodicesimo giro della Moto2 resterà fissato nella nostra memoria, De Angelis e Redding così vicini, una moto di traverso e la carambola, il sorriso del pilota giapponese spento per sempre. Ci eravamo illusi di aver sconfitto la morte, perché la ricerca della sicurezza è avanzata veloce e già sette anni erano passati dall’ultimo nostro lutto, dal giorno di Kato a Suzuka, ma non è così: il motociclismo è uno sport pericoloso e non dobbiamo mai dimenticarlo.
Sì, continuo a pensare che la bandiera rossa andava agitata immediatamente. Perchè oggi forse ci sentiremmo meglio, non avremmo negli occhi quella barella trasferita troppo in fretta e quel portantino che inciampa e il pilota che scivola verso la ghiaia: quel film sarebbe girato al rallentatore, e noi faremmo meno fatica a metabolizzare il pensiero di questa morte. Ma per Tomizawa nulla sarebbe cambiato, questo è certo.
E così la domenica che doveva essere una festa si è trasformata in un funerale come qualche volta purtroppo capita. E’ la vita, è la morte, le due cose stanno insieme. La vittoria di Pedrosa, che è già la quarta del 2010, Lorenzo e Rossi sul podio, la premiazione sotto tono, i fischi dei tifosi. Nulla ha avuto più importanza. Ma non serve fare polemiche, non serve prendersela con la Dorna, con i medici, con il tifo da stadio. Non esiste la morte perfetta. Dorna ha agito secondo coscienza, il medico ha fatto il massimo, gli spettatori non sapevano nulla. Il silenzio è il migliore addio che possiamo regalare a Shoya.

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di Nico Cereghini

Evviva, Valentino è tornato ed è buono ancora, esattamente come prima del Mugello. Se qualcuno ne avesse dubitato. Grande gara di Dani Pedrosa che sul circuito tedesco del Sachsenring ha da anni una marcia in più; e grande anche Jorge Lorenzo che ce l’ha messa tutta per far penare il connazionale. Grande anche Casey Stoner, che finalmente pare essersi ripreso davvero, efficacissimo sulla Ducati fin dalle prove con il secondo tempo. Ma grande soprattutto Rossi, che dopo aver saltato quattro gare (e non per andare in vacanza alle Maldive) era solo leggermente appannato nelle prime fasi di gara, nella prima e nella seconda partenza; ma poi ha guadagnato sicurezza fino a girare sul ritmo dei primi due; per di più lottando con l’australiano quasi senza timori fin sotto la bandiera a scacchi. Fosse partito bene, è lecito pensare che sarebbe stato sul podio e sarebbe rimasto con Jorge fino all’ultima curva.
Forse è la prima volta. E’ una novità 2010 quella di vedere i quattro top riders della MotoGP ai ferri corti per tutta la gara. Non c’è stata battaglia grossa, ma tante scaramucce sì. E nessuno si è tirato indietro. Nemmeno Marco Simoncelli che ha fatto sesto ed è andato veramente forte fino al traguardo, non lontano da Andrea Dovizioso che guida la Honda ufficiale. Che SuperSic stesse crescendo era evidente: mancava un bel risultato ed è arrivato anche quello.
Tutto annuncia una super-giornata per domenica prossima a Laguna Seca. E’ la pista di Vale ma è anche quella di Dani e Casey, mentre Jorge non ci ha ancora vinto e non vede l’ora di colmare la lacuna. Certo, il campionato pare deciso al 90 per 100: Lorenzo ha 47 punti di vantaggio su Pedrosa e oltre 100 sugli altri due fenomeni, Stoner e Rossi nell’ordine. Ma quando Valentino dichiara che si sente ancora in gioco non la sta sparando grossa: la matematica concede possibilità a tutti e quattro, e tutti e quattro sono tipetti che non si arrendono mai.
Intanto, un arrivederci a 125 e Moto2 che ritroveremo a Brno, perchè negli States non andranno. Le vittorie secche di Marquez e di Elias, leader dei rispettivi campionati, fanno pensare che la Spagna quest’anno voglia far saltare il banco: Lorenzo, Elias e Marquez come Herreros (80), Criville (125) e Pons (250) nel lontano 1989. Con la sostanziale differenza che, nel caso, questa volta un solo Paese farebbe l’en-plein: tutti i campioni in tutte le classi. Mai successo nella storia della moto.

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JORGE SCAPPA E DOMINA

21 June 2010 | News

di Nico Cereghini

 
Senza Valentino, troppo facile per Jorge. Questo in sintesi il Gp d’Inghilterra a Silverstone. Superata la sorpresa del Mugello, metabolizzata la tensione che è parente della responsabilità, Lorenzo ha ritrovato il piacere di guidare la moto e ha fatto al meglio il suo dovere, dominando prove, partenza, gara. E’ la concorrenza che è saltata, sono stati Pedrosa e Stoner a bucare la quinta tappa del mondiale; ma questo naturalmente nulla toglie al valore del numero 99, arrivato alla terza vittoria su cinque gare, autore del giro veloce e record della nuova pista e infine leader incontrastato della classifica.
Centoquindici punti per Lorenzo, poi Dovizioso a -37 e Pedrosa a -42. Quindi Rossi fermo a quota 61 davanti ad Hayden con 52. Classifica lunga, controllabile facilmente da Jorge se appena manterrà questa lucidità. E i due rivali più accreditati? Pedrosa non ha avuto fortuna, due cadute nelle prove avrebbero schiantato anche un ragazzo grosso il doppio, però non basta evocare la sfortuna: si cade perché si sbaglia e si cade troppo se si sbaglia troppo. Invece Stoner non è caduto ma non riesce più a brillare, né in prova né in gara. E da quando il compagno di squadra è finalmente veloce (Hayden ha sfiorato il podio anche questa volta), lui è ancora più apatico. E forse apatico non è la parola giusta, perchè l’australiano è comunicativo, è sorridente, appare fiducioso nelle interviste del prima e del dopo; però si perde: questa volta partenza disastrosa, cinque o sei giri per trovare il ritmo, tre giri di troppo per superare un Pedrosa cotto, poca lucidità nel finale. Avrà già la testa sulla Honda HRC? Di fatto, la Ducati non è ancora riuscita a portare un pilota sul podio nelle cinque gare disputate. Ancora un quarto e un quinto posto. E questo è clamoroso perché, per quanto si vede, la Desmosedici edizione 2010 è una moto equilibrata e meravigliosa.
Un applauso speciale meritano Andrea Dovizioso e Ben Spies. Al primo manca ancora un clic per lottare davanti, per la prima posizione, e per questo onestamente fa autocritica. Però è stato tenace e coriaceo a mantenere la seconda piazza contro tutti. E inoltre sta conquistandosi la stima dei tecnici perché conosce la moto e sa svilupparla. Al texano va il riconoscimento definitivo dopo sole cinque gare: è un pilota di classe, sulla pista che era nuova per tutti lo ha dimostrato, e la cosa più importante è che sa impegnarsi con metodo, non perde mai la testa, progredisce sempre. Quasi quanto il nostro Simoncelli, che il settimo posto finale non premia come meritava. Marco è partito bene, ha lottato con i forti, non ha sbagliato niente, sta crescendo davvero. 
Conclusione: Valentino da casa manda il suo messaggio: “torno subito”. Jorge da lontano risponderebbe, se potesse: “fai pure con calma”. Intanto però il 46 ci manca, manca a tutti. E le gare senza Rossi sono un’altra cosa.
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